Il primo post non si scorda mai

di Massimo Sartori

Dipende. Infatti, se io dovessi essere in futuro colpito dalla malattia di Alzheimer, probabilmente me ne dimenticherei. Come dimenticherei tante altre cose, sino a che, inevitabilmente, tutte le scelte che riguarderanno la mia persona saranno prese da altri. Certo, in primis dai miei cari e per il mio bene. E dai miei colleghi medici. Già, anche le scelte sanitarie e le scelte di fine vita che mi riguarderanno non potranno essere decise da me.

Questo scenario, già da adesso, può cambiare. Da tre anni, in Italia, la legge 219/2017 sul consenso informato garantisce che ogni persona adulta possa esprimere, ora per allora, le direttive anticipate di trattamento sanitario per quando non dovesse più essere in grado di decidere autonomamente. E’ una buona, forse un’ottima legge. Tuttavia, ad oggi, meno dell’uno per cento degli Italiani ha depositato il proprio ‘testamento biologico’ nel Comune di residenza.

Vero è che Covid-19 ha spostato l’attenzione, e le energie di tutti, verso altre problematiche. Ad esempio verso la gestione di risorse scarse in condizione di emergenza pandemica. E’ stato riferito che, specie durante la prima ondata della pandemia, molti medici sono stati costretti a scegliere chi trattare e chi non trattare con un respiratore meccanico, perché non vi erano abbastanza respiratori per tutti. Sono state scelte tragiche, in cui i medici sono stati lasciati soli a decidere. Invece, sia in circostanze così drammatiche, che in circostanze meno angosciose, i criteri che informano decisioni di questa portata (che presuppongono  non soltanto competenze cliniche, ma anche scelte di valore) dovrebbero essere il frutto di decisioni prese da tutti i cittadini, attraverso gli strumenti della democrazia.

La bioetica si è spesso occupata, e si sta tuttora occupando, delle scelte che riguardano l’ultima parte della vita umana: infatti, è in questi anni vivace, in molti Paesi fra cui l’Italia, il dibattito sulla liceità della morte volontaria medicalmente assistita. Tuttavia, essa ha oggi soprattutto uno sguardo aperto nei confronti del futuro, che cerca di interpretare e di contribuire a modellare. Ad esempio, ha una grande attenzione verso i portati delle nuove tecnologie, che permetteranno forme inedite di riproduzione umana, con straordinarie conseguenze sul piano individuale e sociale.

Inoltre, le tecnologie emergenti e convergenti (nanotecnologie, biotecnologie, tecnologie dell’informazione e intelligenza artificiale, scienze cognitive) saranno presto in grado di dilatare i confini delle nostre capacità, sino a delineare una figura di essere umano profondamente nuova. Nella sua versione radicale, il transumanismo, tramite l’applicazione delle nuove tecnologie, punta al superamento dell’essere umano come oggi lo conosciamo, verso nuovi modi di esistenza e di esperienza post-umani, caratterizzati dal potenziamento della memoria, delle capacità sensitive e da una estensione della durata della vita, sino all’immortalità.

In questo contesto, il bioeticista australiano Julian Savulescu ha addirittura sostenuto la doverosità di un potenziamento morale dell’uomo, da ottenere con mezzi biomedici, come antidoto alla distruzione della specie umana, che, così com’è, sarebbe inadatta al futuro. Di fronte a queste prospettive, possiamo scuotere la testa in segno di disapprovazione, oppure cercare di capire di più quanto sta succedendo e porci il problema di dare una direzione al cambiamento.

A proposito di cambiamento, le modifiche dell’ecosistema stanno convincendo sempre più persone del fatto che l’uomo non può più continuare a occuparsi soltanto di se stesso. Infatti, sia molti di coloro che mantengono una visione del mondo antropocentrica, sia la totalità di chi aderisce a una concezione ecocentrica, tendono a riconoscere la necessità di modificare il nostro rapporto con gli animali non umani e con le altre forme di vita del pianeta, quale requisito per preservare un ambiente che possa continuare a ospitarci. Se la bioetica, così come la intendiamo oggi, è nata negli anni settanta del secolo scorso, la riflessione morale ha elaborato da molto più tempo argomenti che potrebbero essere utili per riscrivere la nostra relazione con gli altri esseri viventi. Il filosofo inglese Jeremy Bentham così scriveva alla fine del XVIII secolo a proposito degli animali non umani, di cui fu fra i primi a rivendicare i diritti: “Un cavallo o un cane adulti sono senza paragone animali più razionali, e più comunicativi, di un bambino di un giorno, o di una settimana, o persino di un mese. Ma anche ammesso che fosse altrimenti, cosa importerebbe? Il problema non è “Possono ragionare?”, né “Possono parlare?», ma «Possono soffrire?»”.

Gli argomenti affrontati dalla bioetica sono molto più numerosi di quelli che ho fin qui abbozzato. Lo scopo di questo blog è quello di esaminarli a partire dalle competenze e dalle idee di chi desidera contribuire. Chiunque lo voglia, potrà proporre per la pubblicazione un post su un argomento bioetico, sia esso costituito da una breve osservazione innovativa, che da un contributo più strutturato e quindi simile a un breve saggio.

Una volta pubblicato, il post potrà essere visto da tutti. La tesi o le tesi che conterrà potranno suscitare commenti che le rafforzeranno o le metteranno in discussione. In caso di dissenso, un confronto onesto ed esplicito dovrebbe permettere di capire se ci si troverà di fronte a un genuino disaccordo morale legato alle attitudini (e che non riguarderà quindi la verità delle proposizioni) oppure, più semplicemente, a un dissenso basato su conoscenze incomplete o su credenze che potranno essere modificate.

Un’amica, medico, mi ha scritto che le sembra oggi di vivere in un tempo sospeso, facendo riferimento all’emergenza causata dal SARS-CoV-2, in cui ci stiamo muovendo senza troppe certezze. Penso che molti di noi condividano questa sensazione. Forse però, questa pandemia ha solo amplificato una nostra preesistente percezione di non avere solidi ancoraggi. L’ipotesi di questo blog è che in campo bioetico si possano trovare, attraverso il confronto e lo scontro rispettosi, alcuni ormeggi di ragione per le nostre emozioni e le nostre idee.

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