La Bioetica come processo formativo nella scuola

di Luisa Ferrari e Norma Trezzi

I progressi della medicina e della biologia pongono interrogativi sempre nuovi e impegnano a dare risposte articolate all’altezza delle sfide derivanti da una realtà in continuo movimento che determina nuovi orizzonti di valore e nuovi dilemmi etici cruciali, come quelli posti dall’eutanasia, dalla fecondazione artificiale, dalle biotecnologie, dall’ingegneria genetica ecc.

La necessità di affrontare lo sviluppo della cultura bioetica anche in ambito scolastico è legata al fatto che essa tratta problemi che interessano tutti, perciò deve rispondere alle domande di tutti, compresi i giovani, attraverso la discussione in pubblico, a partire dall’istituzione formativa pubblica per eccellenza qual è la scuola, orientata a garantire alle nuove generazioni una formazione culturale laica e qualificata, pluralista e democratica.

L’insegnamento della bioetica può e deve costituire un caposaldo della riforma dei saperi (innovazione culturale) e della riforma dell’insegnamento (innovazione didattica) fondato sulla prospettiva multidisciplinare, necessaria ad affrontare i problemi complessi e i dilemmi etici che oggi sono posti dalla rivoluzione delle nuove tecnologie applicate alla vita umana.

La finalità generale dell’educazione alla bioetica può essere identificata nell’educazione alla cittadinanza democratica intesa come acquisizione della capacità di giudizio rispetto ai grandi problemi concreti che riguardano la vita (nascita e morte, salute e cura) e che richiedono la consapevolezza della complessità dei problemi, la riflessione critica e il dialogo aperto e costruttivo.

La questione più controversa è quella relativa alle diverse concezioni della moralità, che rende difficile il confronto tra le posizioni, la loro coesistenza pacifica e il riconoscimento della tolleranza in assenza di un pluralismo morale condiviso e consolidato.

Il conflitto più radicale tra le concezioni etiche deriva a monte dai diversi modelli culturali (sacralità e qualità della vita) e determina a valle scontri in campo giuridico (come la battaglia parlamentare in Italia) attorno alla disponibilità del corpo e all’identità della persona (eutanasia, procreazione omologa-eterologa, ecc.) che sono destinati ad accrescersi con la diffusione, nell’Occidente e nella società multietnica, di altre religioni e di altre culture.

Le modalità di intervento con gli alunni potrebbero essere di tipo pluridisciplinare attivando percorsi di bioetica in forma laboratoriale, pur riconoscendo alla filosofia e alla biologia un ruolo propulsivo in tale prospettiva.

Per sviluppare trasversalmente una didattica integrata occorre potenziare la pratica della collaborazione tra gli insegnanti, che risulta ancora debole a causa della formazione culturale e della prassi didattica che sono state finora a carattere prevalentemente disciplinare.

Altri aspetti operativi riguardano la contestualizzazione e la circoscrizione tematica, il lavoro di gruppo coordinato, eventuali collaborazione o interventi di esperti  e la discussione finale dei risultati ottenuti.

Un altro approccio potrebbe essere la presentazione alla classe di un caso, una storia o di un articolo di cronaca  che presenti punti eticamente sensibili. Dopo la lettura del caso, gli alunni sono invitati ad un libera discussione e a presentare i loro punti di vista: in questa fase le argomentazioni sono libere, il docente non dà suggerimenti concreti ma si limita ad indirizzare la discussione.

Alla fine saranno evidenziate le posizioni degli studenti e gli argomenti sviluppati nel corso del dibattito in merito ai dilemmi scaturiti dal caso proposto, al fine di far emergere gli elementi essenziali e mettere in evidenza i punti di accordo e di divergenza.

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