Bioetica sotto attacco

– di Massimo Sartori –

La bioetica è sotto attacco durante questa pandemia. Perlomeno lo è la bioetica che, a partire dagli anni 70 del secolo scorso, ha basato molte delle sue proposte normative sul principio di autonomia e sulla autodeterminazione dell’individuo. Essa non è l’unico bersaglio delle critiche, perché anche diversi movimenti per i diritti civili, a partire dallo stesso periodo, hanno cercato di responsabilizzare l’individuo (e il paziente) ad avere voce e controllo sul proprio corpo.[i]

L’accusa consiste nel fatto che i sostenitori della centralità dell’autodeterminazione, seppure in buona fede, avrebbero contribuito a conferire all’individuo stesso anche l’intera responsabilità della gestione delle proprie malattie. Purtroppo, le conseguenze che derivano dall’attribuire alla singola persona l’onere di questa gestione possono, al di là delle buone intenzioni, condurre a esiti indesiderabili.

Ad esempio, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato, nel corso di un comizio in Ohio nello scorso settembre, che COVID-19 “colpisce gli anziani, gli anziani con problemi cardiaci e altri problemi. Questi sono coloro che colpisce veramente”. Intendeva significare che la persona vecchia e malata non riesce a gestire bene un nuovo virus patogeno molto aggressivo, mentre i più giovani e i sani non corrono rischi sostanziali. Se la persona che è vecchia e malata è responsabile della gestione della propria malattia, allora la comunità non è obbligata ad agire.

A livello di politiche sanitarie, questo atteggiamento fortemente individualista può avere contribuito alla costituzione di sistemi ove la medicina che cura i singoli malati ha ricevuto forti finanziamenti, perlopiù privati, mentre la medicina che si occupa di salute pubblica è stata sottofinanziata. Se questo è generalmente riconosciuto come vero per i Paesi, come gli Stati Uniti, ove l’individualismo ha una solida tradizione, è possibile che anche in Europa la relativa riduzione delle risorse pubbliche attribuite al welfare state e alla medicina preventiva riconosca, oltre alle note ragioni economiche, anche questa origine.

Infine, durante l’epidemia di Covid-19 i nodi sono venuti al pettine. Il risultato sembra essere stato quello che mentre in Occidente il contagio è dilagato, in altri Paesi avanzati in cui il senso di appartenenza alla collettività si è mantenuto più forte, le conseguenze della pandemia sono state meglio controllate.

La pandemia di Covid-19, indirettamente, ci ha posto così di fronte anche all’interrogativo se la bioetica si sia spinta troppo nella direzione dell’individuo e se abbia quindi bisogno di una correzione di rotta verso il riconoscimento di un ruolo più centrale della comunità e del bene comune. Poiché tutte le conquiste civili che sono derivate dal riconoscimento del diritto all’autodeterminazione devono essere difese con forza, e nuovi spazi di libertà della persona devono essere raggiunti, è necessario dare risposte convincenti a questa domanda.


[i] http://www.bioethics.net/2020/09/the-cult-of-autonomy-and-why-bioethics-needs-to-become-more-communal/

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