Emergenza pandemica e allocazione delle risorse: solo un problema organizzativo o anche deontologico?

– di Giuseppe R. Gristina –

Le raccomandazioni SIAARTI, indipendentemente da ogni considerazione di merito, hanno riscosso grande attenzione al livello nazionale e internazionale perché hanno concretamente posto a tema l’argomento delle “scelte tragiche”.

Durante la prima ondata pandemica, in Italia prima, nella maggior parte dei Paesi occidentali poi, per molte settimane i medici si sono trovati a dover decidere chi (non) curare perché le risorse disponibili non erano più sufficienti a soddisfare la richiesta complessiva di assistenza.

Ma fino al 6 marzo 2020, quando le raccomandazioni SIAARTI furono pubblicate, nessuno sembrava aver compreso l’entità del problema.

Da quel momento decision- e policy-makers, al livello centrale o periferico, pur non facendo esplicitamente menzione della disproporzione tra domanda e offerta sanitaria e della conseguente necessità di scegliere chi trattare (triage) e con quali criteri, ritennero di potervi far fronte acquisendo tecnologia sanitaria, riorganizzando gli ospedali e lo staff sanitario. 

Nel nostro Paese, per una posizione ufficiale di un’Istituzione pubblica nazionale (Comitato Nazionale per la Bioetica – CNB), bisognerà infatti attendere l’8 aprile; questa “voce” è rimasta ancora oggi l’unica e lo stesso CNB, nel documento sul triage in emergenza pandemica, sottolinea che le carenze organizzative del SSN e lo squilibrio tra necessità e risorse disponibili in sanità si risolvono tramite una adeguata “preparedness”. 

Peraltro, a questa soluzione “consuetudinaria” del problema già Stefano Rodotà, nel 2006, nella prefazione al libro “Scelte tragiche” di Calabresi e Bobbitt, rispondeva che in sanità non è l’abbondanza che risolve i dilemmi etici legati al tema dell’allocazione delle risorse.

Perché questi dilemmi nascono paradossalmente proprio dalla concezione universalista del SSN che, in quanto fondato sui principi di equità, universalità e solidarietà, crea, in alcune occasioni, un conflitto tra i diritti del singolo paziente alla cura e quelli della collettività alla tutela, e la cui soluzione richiede necessariamente che siano definiti criteri d’inclusione o esclusione dai trattamenti.  

A titolo esemplificativo basterà ricordare il caso dei primi trattamenti dialitici nel 1961, quello dei farmaci per la cura dell’epatite C razionati per i costi di produzione e, oggi, quello della vaccinazione contro il SARS-CoV-2.

D’altra parte, una discussione aperta ed equilibrata su questi temi contribuirebbe anche a riconoscere che, in questi ultimi dieci anni, la prevalente visione commerciale e neoliberista dell’organizzazione sanitaria ha significativamente indebolito i tanto richiamati principi fondativi del SSN facendo crescere le disuguaglianze (rapporto GIMBE 2019).

In ogni momento quindi le risorse, indipendentemente dalla loro entità, possono divenire insufficienti e saranno necessariamente ripartite sulla base di criteri in grado di soddisfare una parte delle richieste, ma non tutte.

Affrontare allora chiaramente l’argomento dell’allocazione delle risorse con adeguati criteri attraverso una specifica normazione deontologica, attribuirebbe non solo ulteriore peso al ruolo dei medici come garanti dell’equilibrio tra l’interesse della singola persona malata e quello della comunità, ma li doterebbe anche di un concreto supporto per scelte condivise e responsabili offrendo contemporaneamente alle persone malate, ai loro familiari e alla società regole sicure, applicabili e aspettative certe.

Oggi, in vista di una terza ondata e con più di 80.000 morti continuare a tacere non è una soluzione.

Un pensiero riguardo “Emergenza pandemica e allocazione delle risorse: solo un problema organizzativo o anche deontologico?

  1. Condivido del tutto le considerazioni di Giuseppe Gristina, coautore delle linee guida della Società Italiana Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI) apparse nello scorso marzo 2020. La Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO), nel documento congiunto con SIAARTI dello scorso ottobre rilevava in premessa la necessità di riportare “in modo condiviso il ragionamento entro l’alveo della deontologia medica e valutare l’opportunità di prevedere eventuali modifiche del Codice di Deontologia Medica”. E’ ora di passare dalle parole ai fatti.

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