Scuola superiore di bioetica. Febbraio 2021

– di Massimo Sartori –

Lo scorso 20 febbraio 2021 si è svolta la prima giornata della Scuola Superiore di Bioetica, promossa dalla Consulta di Bioetica Onlus e diretta dal Prof. Maurizio Mori. Il programma della scuola si articola in 10 sessioni, svolte con cadenza mensile. Link: https://www.consultadibioetica.org/scuola-superiore-di-bioetica-corso-2021/

Su questo blog verranno pubblicati mensilmente brevi resoconti delle giornate della Scuola, che rimarranno visibili nella Categoria “Scuola superiore di bioetica”.

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Il tema generale dell’incontro del 20 febbraio ha riguardato la definizione e l’inquadramento della Bioetica. Nel corso della giornata si è cercato anche di rispondere alla domanda se vi siano una o più bioetiche. Maria Teresa Busca ha curato la moderazione della riunione.

Bioetica cattolica e bioetica laica

Maurizio Mori ha presentato una relazione ricchissima di contenuti, che non sono sintetizzabili in poche righe. Ne presento alcuni spunti, sperando che i numerosi aspetti dell’intervento potranno essere sviluppati in altri post da pubblicare su questo blog.

Mori, per inquadrare la tematica, è partito dalla definizione della morale (che egli considera come “istituzione normativa profondamente interiorizzata e seguita spontaneamente per intima convinzione”), e della filosofia morale, che inizia quando “c’è bisogno di dare le risposte con giustificazione”.

Due, secondo Mori, sono gli atteggiamenti di fondo che informano il modo di interpretare e fare bioetica: quello che si rifà all’etica dei valori assoluti e quello che si basa su valori non assoluti: fra le due concezioni esisterebbe uno iato non colmabile.

L’abbandono dell’etica dei valori assoluti sta conducendo all’affermarsi di una bioetica che privilegia la qualità della vita, ma sta aprendo la strada anche ad altre prospettive rivoluzionarie, quali il riconoscimento dell’esistenza di nuovi pazienti morali (animali non umani) e, forse in futuro, di nuovi agenti morali (robot). In questo contesto dinamico, il bioeticista “sa argomentare e trovare giustificazioni razionali alle opinioni e alle intuizioni di senso comune”.  

Chi è e che cosa fa il bioeticista?

La risposta di Silvia Camporesi, basata sia sulla analisi della letteratura che sulla propria esperienza professionale, è stata molto articolata.

Per alcuni, infatti, il bioeticista è “un esperto morale” che contribuisce al decision making, mentre per altri, pur non essendo un esperto morale, rappresenta una figura che, avendo la capacità di pensare criticamente e conoscendo la letteratura bioetica, permette di contribuire a prendere decisioni sul campo. Infine, c’è chi sostiene che, non essendo la bioetica una disciplina, ma una materia interdisciplinare in cui gli afferenti condividono interessi, senza necessariamente condividere un modus operandi, potrebbe non esserci bisogno della figura di un bioeticista.

La relatrice sembra orientarsi verso l’utilità di questa figura professionale, a patto che possieda competenze di tipo relazionale e sia capace, senza esserne specialista, di comprendere i dati importanti delle varie discipline (scienze sociali, biologia, medicina, diritto, eccetera), per rispondere alle richieste normative che vengono poste.

Bioetica e deontologia

Mariella Immacolato, medico legale, ha mostrato come si sia realizzata, negli ultimi decenni, una vera e propria “rivoluzione deontologica”. La rivoluzione ha portato, fra l’altro, a far sì che  i Codici deontologici italiani medici e infermieristici prendessero atto del superamento dello “ippocratismo” e del “privilegio terapeutico”, recependo e difendendo invece un modello di rapporto medico-paziente basato sull’autonomia.

Etica in prima persona

Piergiorgio Donatelli, basandosi su numerosi esempi, ha osservato come nel quadro attuale, a differenza che in passato, le argomentazioni etiche richiamino reti di concetti che hanno a che fare anche con la vita personale (inizio vita, fine vita, sessualità, eccetera).

Un’etica in prima persona, “liberale”, difende, secondo Donatelli, lo sfondo più ampio che permette alla vita umana di affermarsi in modo creativo.

Etica femminista

Vera Tripodi ha presentato i punti qualificanti dell’etica femminista e le differenze che esistono all’interno della galassia delle etiche femministe.

Ha suscitato particolare interesse nel dibattito la posizione, ricordata da Tripodi, di Carol Gilligan, che “sottovaluta” l’importanza dell’autonomia, a favore di una relazione empatica di cura, costitutiva della “moralità femminile”.

Etica protestante

Luca Savarino ha evidenziato alcuni dei lineamenti dell’etica protestante. Premesso che nessun teologo e nessuna Chiesa può parlare a nome del protestantesimo, in cui manca un magistero dogmatico e universale, Savarino ritiene che si possa individuare, in linea di massima, una collocazione del pensiero dei protestanti evangelici in campo bioetico.

Secondo Savarino, la bioetica protestante si rifà a una relazione che è contestualizzata storicamente, rifiuta i principi assoluti, e sostiene l’importanza della responsabilità individuale.

Etica e psicologia evoluzionistica

La psicologia evoluzionista è una disciplina che studia i comportamenti cognitivi in base ai principi della biologia evoluzionista. Su questa base, essa tende a spiegare la genesi dei comportamenti umani, incluso l’altruismo, su base genetica e adattativa, più che socio-culturale. La relatrice, Francesca Minerva, ha attirato l’attenzione su come la responsabilità del nostro agire possa essere messa in discussione dal riconoscimento di un’origine genetica della morale.

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