Il paradosso degli individui futuri

– di Luca Stroppa –

I figli di Wilma[1]

Wilma vuole concepire un figlio, e decide di fare un controllo medico per sapere se è sufficientemente in salute da avere una gravidanza. Una volta finiti i test medici risulta che, qualora Wilma concepisse presto, darebbe alla luce un figlio non-vedente. Per evitare che questo accada, Wilma deve semplicemente prendere una medicina (che non ha controindicazioni) per un mese, e solo successivamente concepire: in questo modo darebbe alla luce una bambina perfettamente vedente. Wilma però ritiene la medicina una seccatura, e decide di concepire subito, dando quindi alla luce un figlio non-vedente invece di una figlia vedente.

In molti hanno la netta impressione che Wilma abbia fatto una azione sbagliata: potendo scegliere tra generare un vedente e un non-vedente, sembra difficile giustificare di scegliere un non-vedente. Eppure, ad una attenta analisi, non è chiaro cosa ci sia di sbagliato nella scelta di Wilma.

La scelta di Wilma fa del male a qualcuno?

Sembra infatti che nessuno venga danneggiato dalla scelta di Wilma. Il figlio non-vedente non viene danneggiato dalla scelta, perché poteva essere concepito solo come non-vedente: se Wilma avesse preso la pillola per un mese, al suo posto si sarebbero uniti gameti diversi che avrebbero originato una persona diversa, ovvero una bambina vedente. La qualità della vita di un non-vedente è generalmente più bassa della qualità della vita di un vedente, ma è una qualità della vita più che dignitosa: il bambino non-vedente potrà avere una vita felice nonostante il suo limite, e non avrebbe mai avuto questa vita felice se non fosse stato concepito con la sua disabilità. È chiaro che generare un figlio non-vedente non lo danneggia anche perché nessuno pensa sia immorale di per sé generare un figlio non-vedente. Ciò che lascia perplessi della scelta di Wilma è che genera un figlio non-vedente al posto di un figlio vedente, ma non è plausibile che il figlio non-vedente venga danneggiato dall’essere concepito.

Nemmeno la figlia vedente viene danneggiata dalla scelta di Wilma. Infatti, la figlia vedente non verrà mai concepita, in quanto i gameti che la genererebbero non si uniranno mai, e quindi la figlia non esisterà mai: chi non esiste non può ricevere danno, in quanto non esiste nessuno che riceve il danno.

Forse è Wilma a ricevere un danno: in fondo, crescere un figlio non-vedente è più complesso che crescere una figlia vedente. Ma questo potrebbe non essere vero: è possibile che Wilma abbia talmente tante risorse, economiche e di tempo, che per lei non faccia differenza crescere un vedente o un non-vedente. In aggiunta, Wilma potrebbe semplicemente pensare che è libera di scegliere di crescere un non-vedente piuttosto che un vedente, visto che la sua scelta non fa del male a nessun altro. Quindi, anche se Wilma potrebbe ricevere un danno, questo non è abbastanza per spiegare perché la scelta di Wilma è, o appare, sbagliata.

Il paradosso degli individui futuri

La scelta di Wilma, insomma, sembra proprio non fare del male a nessuno. La scelta di Wilma è un caso esemplare di quello che è stato chiamato “Paradosso degli Individui Futuri”, o “Problema della Non-Identità”: questo paradosso sta nel fatto che, in casi come quello di Wilma, in cui una scelta può determinare l’identità e la qualità della vita di individui futuri, sembra esserci una scelta moralmente sbagliata (come generare il non-vedente) e una scelta moralmente permissibile (come generare la vedente), ma la scelta sbagliata non fa del male a nessuno.

Sembrano esserci solo due possibili soluzioni al paradosso degli individui futuri: o la scelta di Wilma è, in fin dei conti, moralmente giustificata, oppure esistono azioni che sono moralmente sbagliate anche se non fanno del male a nessuno; in questo secondo caso bisogna chiedersi come mai queste azioni sono sbagliate. In questo post non prenderò posizione. Al contrario, porrò nuove domande tramite due variazioni del caso di Wilma.

L’asimmetria

Nella prima variazione, supponiamo che la scelta di Wilma non sia tra il concepire un figlio vedente ed uno non-vedente, ma tra il generare un figlio e il non generarlo. Se sappiamo che il figlio avrà una vita di una buona qualità, allora ci sembra permissibile che il figlio venga concepito, ma ci sembra anche permissibile che il figlio non venga concepito: non c’è nessun obbligo morale a concepire figli che stanno bene (sebbene ci siano certamente degli obblighi a far star bene i figli una volta che questi sono persone. Non entro nella disputa di quando un embrione diventi una persona). Quindi, se possiamo concepire un bambino con una vita buona, non sembra che abbiamo obblighi né di concepirlo né di non concepirlo.

 Si consideri invece il caso in cui sappiamo che il figlio avrà una vita terribile. Per esempio il figlio, se generato, soffrirà una condizione medica tale per cui ogni istante sarà pieno di sofferenza, e vi sarà la certezza di una morte fortemente prematura, come nel caso della sindrome da deplezione del DNA mitocondriale del tristemente famoso Charlie Gard. In questo caso, sembra assolutamente impermissibile concepire il figlio: sembra sbagliato causare l’esistenza di una persona che avrà una vita tremenda, se possiamo evitarla semplicemente astenendoci dalla riproduzione.

Siamo di fronte a una asimmetria bizzarra. Da una parte, sembra non esserci nessun obbligo di generare un figlio la cui vita sarà di buona qualità, dall’altra sembra essere impermissibile generare un figlio la cui qualità della vita sarà terribile. Come mai creare una vita buona sembra opzionale, mentre creare una vita terribile sembra assolutamente vietato? Se è vietato creare una vita terribile, dovrebbe essere obbligatorio creare una vita buona. Se è opzionale creare una vita buona, dovrebbe essere opzionale anche creare una vita terribile. Come si spiega questa asimmetria tra gli obblighi di creare una vita buona e gli obblighi di creare una vita terribile?

Diversi numeri di figli

Nella seconda variazione, Wilma può scegliere tra il generare un figlio sano o tre gemelle non-vedenti. Il figlio sano avrà una qualità della vita maggiore della qualità della vita delle gemelle. Però, la somma della qualità della vita delle tre gemelle sarà maggiore della qualità della vita del figlio sano. In altre parole, se Wilma genera un figlio vedente metterà alla luce una persona con una maggior qualità della vita media, mentre se genera tre gemelle metterà alla luce delle persone con una maggior qualità della vita totale. Cosa è meglio che faccia Wilma per i suoi figli? È meglio generare figli con una maggior qualità della vita media o totale?

Il dibattito su questi temi è, in Italia, pressoché assente. Con questo contributo ho evitato di esporre le mie personali opinioni a riguardo, nel tentativo di suscitare nel lettore un interesse verso questi temi che non sia filtrato dalla mia interpretazione. Invito il lettore a condividere le sue riflessioni o, in alternativa, a continuarle privatamente. Con il costante miglioramento delle tecniche mediche, i problemi morali in bioetica si fanno sempre più complessi: riflettere sul paradosso degli individui futuri potrebbe essere utile per meglio comprendere i nuovi dilemmi della bioetica. Inoltre, è una occasione di riflettere su temi in cui, visto che non esistono posizioni ideologiche e religiose ufficiali a riguardo (almeno per ora), il lettore potrà essere sicuro di formulare una propria opinione con un buon grado di autonomia, senza timore di decise influenze dal proprio background culturale. In alternativa, il lettore potrà porre questi temi all’attenzione del proprio circolo ideologico o religioso di appartenenza, di modo da formare opinioni prima che i problemi pratici conseguenti si manifestino.


[1] Il primo libro ad introdurre questo tipo di casi è Parfit, Derek 1984, Reasons and Persons, Oxford: Oxford University Press. Si veda anche Boonin, David 2014, The Non-Identity Problem and the Ethics of Future People, Oxford: Oxford University Press. Tutto quel che viene detto in questo post può essere ricondotto a questi libri, o a mie riflessioni su questi libri.

Un pensiero riguardo “Il paradosso degli individui futuri

  1. Il problema della non-identità rappresenta un ottimo esempio di come molti di noi abbiano forti intuizioni su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e di come non siano poi in grado di dare una spiegazione logica compiuta del perché.

    Di fronte al primo esempio di Wilma formulato da Luca, quello in cui la donna non vuole prendere una medicina, dando così alla luce una figlia non vedente, la mia prima reazione istintiva è che la società dovrebbe proibirglielo. La seconda, più mediata e tollerante, è che Wilma sia una ragazza capricciosa. Si tratta di due reazioni diverse, ma entrambe implicano il giudizio che il suo comportamento è sbagliato. Non so quanto queste mie reazioni siano condivise dagli altri.

    Ho appreso, leggendo qualcosa, che non esiste per ora una soluzione riconosciuta al problema della non-identità (a meno che Luca ci faccia una sorpresa …). Nell’attesa, non trascurerei di dare il giusto peso al valore delle intuizioni morali condivise dalle persone.

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