Scuola superiore di Bioetica. Ottobre 2021

– di Massimo Sartori –

La giornata di studio è stata dedicata alla discussione di alcuni problemi etici collegati alla gestione della pandemia di Covid-19

Ottavio Davini medico, ex direttore sanitario delle Molinette, ha ripercorso le tappe della pandemia dalla sua origine a oggi e i tentativi per limitarne gli effetti. Ha così discusso, fra l’altro, della ‘nascita’ del SARS-Cov-2 e dell’efficacia dei lockdown. Ha passato in rassegna le difficoltà della comunicazione scientifica e la diffusione delle fake news, e illustrato la parabola del negazionismo. Ha presentato infine le caratteristiche dei vaccini e delle campagne vaccinali, sostenendo la necessità del confronto con gli ‘esitanti’ verso la vaccinazione per raggiungere la massima copertura possibile nella popolazione.

Verso l’obbligo vaccinale?

Sul tema attuale della vaccinazione è stato incentrato l’intervento di Mariella Immacolato, medico legale. Ella ha discusso il problema se il vaccino contro SARS-Cov-2 debba essere o meno obbligatorio. L’attuale orientamento del governo italiano è in linea con il pronunciamento del Consiglio d’Europa del gennaio 2021, che ne prevede la volontarietà e non l’obbligatorietà. Il Consiglio d’Europa (che non è un organo del Parlamento Europeo e che non va con questi confuso) aveva infatti raccomandato che “Gli Stati devono informare i cittadini che la vaccinazione non è obbligatoria e che nessuno deve farsi vaccinare se non lo vuole”. A seguire, Immacolato ha trattato il tema del consenso informato al vaccino e di alcune sue criticità,  nonché della responsabilità medico-professionale.

Attorno alla obbligatorietà della vaccinazione si è mossa anche la relazione di Alessia Araneo, coordinatrice della sezione lucana della Consulta di Bioetica. Araneo ha presentato un documento prodotto dal gruppo di studio da lei coordinato. Il documento, che è stato approvato dal Direttivo della Consulta, è, in sostanza, a favore dell’obbligo vaccinale. La ragione principale si base sull’esistenza di un dovere (etico) di vaccinarsi perché ciascuno di noi deve tutelare la propria vita e la propria salute, e, in modo corrispondente, non mettere a rischio quella degli altri.

Lucia Craxì, bioeticista e componente del Direttivo della Consulta di Bioetica, ha sostenuto che la bioetica non può basarsi soltanto sul rispetto del principio di autonomia, ma che deve tenere conto della giustizia. In quest’ottica, ha passato in rassegna i criteri di prioritizzazione utilizzati in Italia per l’accesso al vaccino (quando questa risorsa era scarsa). Secondo la relatrice, tali criteri sono stati adottati dai decisori in modo corretto, basandosi sulle informazioni scientifiche disponibili all’epoca, anche se nella prassi essi sono stati in alcuni casi disattesi.

Covid-19 e globalizzazione

La storia dell’umanità è costellata dalle pandemie, ci ha ricordato Luca Lo Sapio, filosofo e membro del Direttivo della Consulta di Bioetica. In che cosa la pandemia di Covid-19 è diversa? Secondo Lo Sapio la differenza è che viviamo in un mondo globalizzato – con i suoi pro e i suoi contra. Esiste ora la capacità di governare con l’aiuto della scienza fenomeni di proporzione globale. Tuttavia, il problema sta nel fatto che la governance non è globale. Ritornando alla pandemia: non riusciremo a mettervi fine con un’allocazione dei vaccini su scala nazionale.

Anche Maria Teresa Busca ha presentato alcune tappe salienti della pandemia, con un’attenzione particolarmente rivolta alla situazione italiana. Seguendo un ordine cronologico, è partita dal drammatico ‘triage dei respiratori’, cui aveva fatto riferimento l’importante documento della SIAARTI, per arrivare al discutibile post di Agamben e Cacciari sul green pass e sulla biopolitica.


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