Disposizioni anticipate di trattamento (DAT), opinioni di un consulente

– di Massimo Magnini –

In relazione al tema “Disposizioni anticipate di trattamento” vorrei esprimere le mie opinioni e fornire qualche complemento di informazione [1].

Vivo e lavoro (come volontario) in Svizzera e dunque vorrei dapprima informare che una differenza importante tra Italia e Svizzera è il concetto e il modo di deposito. Da noi chi compila una DAT la può depositare in una banca dati (es: Croce Rossa) oppure presso un avvocato (es: unitamente al testamento) oppure trattenerla (in originale) al proprio domicilio fornendo una copia al rappresentante terapeutico (definito nelle DAT) e informando i parenti.

A proposito della domanda “perché le persone non compilano le DAT?” direi che le motivazioni sono molteplici. Sebbene le informazioni e le divulgazioni del tema siano state fatte da dieci anni vi è sempre un certo numero di persone che ignorano o vogliono ignorare il tema. Ma le resistenze sono piuttosto di tipo culturale e religioso. Abbiamo constatato che le persone con un livello di scolarizzazione medio/elevata sono ben propense alla redazione, e che le persone molto religiose (cattoliche) tendono a rinunciare alla redazione delle DAT. In molti cantoni (le vostre regioni) nei quali la religione predominante NON è quella cattolica (bensì protestante o altro) il numero di persone che redigono le DAT sono percentualmente molto superiori a quelle del cantone Ticino.

Da non sottovalutare inoltre le molte resistenze, disinteresse e contrarietà della maggior parte dei medici.

E’ vero che compilare le DAT può risultare “difficile ma lo è nel senso che implica riflessioni e considerazioni e valutazioni spiccatamente personali sulle conseguenze delle proprie scelte e nella descrizione dei valori personali; bisogna prendere delle decisioni anche in disaccordo e/o contraddizione con i propri famigliari. Poiché è la volontà di chi le redige che deve prevalere risulta evidente come sia opportuno redigerle proprio nell’ottica di evitare disaccordi e disarmonie che potrebbero sorgere qualora la persona non le avesse redatte.

La consulenza (globale o su aspetti specifici) è importante ma molte persone sono in grado, anche con il supporto della guida alla redazione, di redigerle in modo indipendente. In questo caso sarebbe comunque opportuno che le DAT, una volta compilate, venissero sottoposte per un parere al proprio medico di famiglia e/o alla persona di fiducia.

La Croce Rossa Svizzera ha creato e gestisce una banca dati centralizzata per il deposito delle DAT, consultabile telefonicamente dal personale medico in modo ininterrotto (24 ore la giorno, 7 giorni su 7). I consulenti, per la maggior parte volontari, devono seguire dei corsi di formazione teorici e pratici per conseguire la certificazione. Le DAT e le guide per redigerle sono a disposizione gratuitamente nelle lingue nazionali. Per questi motivi il servizio di consulenza è a pagamento.

Sono in disaccordo con il presidente dell’Ordine dei medici [1], infatti ritengo che un medico NON sia la persona che debba avere l’esclusiva della consulenza in quanto con le DAT si vuole promuovere il riconoscimento ed il rispetto della volontà del paziente e NON quello del personale curante.

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[1] Questo articolo fa riferimento anche al precedente post di Colloqui di Bioetica: “Diposizioni anticipate di trattamento (DAT): chi mi aiuta a compilarle?”.

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